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CONTRO IL CANCRO AL SENO FUNGHI E TE' VERDE
ECCO LA DIETA AMICA DELLE DONNE

New York 

Le donne che mangiano funghi e bevono te' verde in abbondanza potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, secondo uno studio condotto in Cina su oltre 2.000 soggetti. I ricercatori, guidati dalla Dr.ssa Min Zhang, hanno scoperto che le donne che mangiavano piu' funghi, freschi o secchi, avevano il rischio piu' basso di ammalarsi di cancro al seno e che il rischio si riduceva ulteriormente se tali donne bevevano te' verde ogni giorno. In Cina, l'incidenza del cancro al seno e' quattro-cinque volte inferiore di quella dei Paesi occidentali, anche se i tassi sono aumentati negli ultimi decenni nelle aree piu' ricche del Paese asiatico. I risultati del nuovo studio suggeriscono che la dieta tradizionale cinese - che prevede molti funghi e grandi quantita' di te' verde - puo' aiutare a spiegare la minore incidenza del cancro al seno in Cina, dice la Dr.ssa Zhang, che insegna alla University of Western Australia, a Perth. La ricerca, pubblicata dall'International Journal of Cancer, e' stata condotta nel sud-est della Cina e ha coinvolto 1.009 pazienti con cancro al seno di eta' compresa fra 20 e 87 anni, e un uguale numero di donne sane della stessa eta'. A tutte e' stato sottoposto un questionario sulle abitudini alimentari. Le donne che mangiavano piu' funghi freschi (10 grammi o piu' al giorno) avevano circa due terzi di probabilita' in meno di sviluppare il cancro al seno delle donne che non ne mangiavano. Le donne che mangiavano 4 grammi o piu' di funghi secchi al di' avevano un rischio dimezzato. Inoltre, quelle che mangiavano funghi e in piu' bevevano ogni giorno te' verde avevano solo l'11-18% del rischio di cancro al seno rispetto alle donne che non bevevano te' verde e non mangiavano funghi.

 

MA L'EPATOTOSSICITA' E' DEL TE' VERDE (BEVANDA) O DELLA EPIGALLOCATECHINA GALLATA (INTEGRATORE)?

di Renato Crepaldi

“Hepatotoxicity from green tea: a review of the literature and two unpublished cases” Gabriela Mazzanti, Francesca Menniti-Ippolito, Paola Angela Moro, Federica Cassetti, Roberto Raschetti, Carmela Santuccio, Sabina Mastrangelo - Springer-Verlag 2009 - Eur J Clin Pharmacol.  Si tratta di una revisione della letteratura relativa ai casi di sospetta epatotossicità associati al consumo di tè verde insieme con due nuovi casi segnalati al sistema di farmacovigilanza italiano sui prodotti naturali. La ricerca dei casi è stata condotta utilizzando la banca dati Medline, senza limiti temporali né di lingua (Inglese, Italiana, Francese, Spagnola e Tedesca).

34 casi di epatite sono stati associati al consumo di preparazioni contenenti tè verde, tra il 1999 e l’ottobre 2008,  6 casi riguardavano individui di sesso maschile di età compresa tra 27 e 45 anni, 28 casi erano riferiti a soggetti di sesso femminile tra i 19 e i 69 anni. Quindici pazienti avevano assunto prodotti contenenti solo tè verde (nove di questi assumevano Exolise) mentre gli altri avevano ingerito preparati contenenti anche altri prodotti di origine vegetale. Tutti gli integratori sono stati assunti per ridurre il peso.

Il problema sta nel fatto che leggendo attentamente la ricerca non ci si trova di fronte come si potrebbe pensare alla bevanda “tè verde” bensì ad un vero e proprio farmaco.

Exolise infatti è un prodotto farmaceutico, ritirato ora dal commercio, contenente ad alto dosaggio una catechina del tè verde dotata di una forte azione antiossidante e anticancerogena, la epigallocatechina gallata ECGC. Questa catechina è presente nella bevanda a dosaggi inferiori (i polifenoli nella loro totalità sono presenti nel tè verde dall'8% al 12% rispetto al peso delle foglie secche) rispetto alle compresse preparate farmacologicamente.

Non può essere fatta confusione tra la bevanda tè verde (che ha molti studi di efficacia come antiossidante e anticancerogeno) ed un suo principio attivo isolato e concentrato “all'occidentale” che pur mantenendo le proprietà positive acquisisce anche quelle negative dei danni collaterali da iperdosaggio. Cerchiamo allora di non creare confusione e chiamiamo con il loro nome le cose.

 

 

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